In memoria del Servo di Dio Card. Eduardo Pironio
Omelia del Card. Salvatore DE GIORGI (30 aprile 2008)

Nella preghiera colletta, con la quale abbiamo dato inizio alla celebrazione eucaristica, abbiamo chiesto al Signore di esaudire il nostro più grande desiderio: “come ora celebriamo nell’Eucaristia il mistero pasquale del suo Figlio, così possiamo rallegraci nell’assemblea dei Santi quando verrà nella gloria”.
In questa prospettiva della Pasqua definitiva nella gioia e nella gloria eterna dei Santi, della quale ogni celebrazione eucaristica è pegno, preludio e anticipazione, mi piace ricordare il Servo di Dio a tutti noi carissimo il Cardinale Eduardo Pironio, il grande ispiratore e sostenitore del Fiac, nel decennale del suo “passaggio da questo mondo al Padre”.
Così egli preferiva guardare alla morte con la stessa visione pasquale con la quale Gesù l’aveva presentata agli Apostoli nell’imminenza della sua Passione: il ritorno alla Casa del Padre.
<Ora entro nella “gloria del mio Signore”, nella contemplazione diretta “ a faccia a faccia” della Trinità. Finora ho pellegrinato “da lontano verso il Signore”, adesso “lo vedo quale egli è”. Sono felice. Magnificat>.
In questa stupenda attestazione di fede pasquale, che apre il suo testamento spirituale, c’è tutta la grandezza della vita cristiana e il segreto del fruttuoso e affascinante ministero sacerdotale ed episcopale del nostro Cardinale.
Un ministero fecondo di opere, svolto in una molteplicità di servizi sempre più alti e impegnativi nel cuore e per il bene della Chiesa, come Professore di teologia, Rettore del Seminario, Vicario Generale, Vescovo , Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica Argentina, Segretario Generale e successivamente Presidente del Celam, Cardinale, Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, Membro di molti Dicasteri della Santa Sede. Unico suo intento in tutti questi servizi, come egli stesso ha scritto nel Testamento, è stato quello di “essere una semplice presenza di Cristo Speranza della Gloria”.
Un ministero di stile missionario, il suo, e mi piace rievocano alla luce della Parola di Dio che abbiamo or ora ascoltato.
Nella prima lettura, tratta dal libro degli Atti degli Apostoli che ci accompagna nei cinquanta giorni della Pasqua, S. Luca ci ha fatto rivivere l’esperienza dell’Apostolo Paolo aII’Areòpago di Atene durante il suo secondo viaggio missionario.
Un’ esperienza, umanamente parlando, deludente, ma secondo il disegno di Dio provvidenziale, perché decisiva per la retta impostazione del ministero dell’Apostolo nell’annunzio del Vangelo, che anche noi dobbiamo tenere presente.
Indubbiamente non era facile per Paolo, che fino allora aveva parlato nelle sinagoghe degli Ebrei, affrontare direttamente la cultura ellenistica pagana, parlare e discutere con i rappresentanti delle varie correnti filosofiche, soprattutto con gli epicurei, che ritenevano il piacere come l’unica guida dell’agire, e con gli stoici, che in una visione panteistica del cosmo esaltavano il dominio di se stessi come suprema norma morale.

E in questo, che potrebbe definirsi il primo tentativo di dialogo interreligioso, l’Apostolo decide di partire non dall’annunzio di Gesù Cristo Crocifisso e Risorto, dal Vangelo, ma dalle attese e dalle convinzioni religiose degli ascoltatori, per poi giungere all’annunzio del Vangelo.
Con una forma di “captatio benevolentiae” riconosce gli ateniesi come “timorati degli dei”, se fra i molti monumenti del loro culto ha trovato un’ara dedicata “al Dio ignoto”
Questa costatazione gli offre lo spunto per rivolgere loro un primo appello:”Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio”.
Parla del Dio Creatore e dell’unità radicale di origine e destino dell’umanità. Sottolinea il legame profondo tra creatura e Creatore, citando il poeta pagano Arato e il filosofo stoico Cleante.
Chiarisce di conseguenza che il Creatore non può essere assimilato alle creature, quali sono gli idoli, frutto di ignoranza, per cui invita tutti a ravvedersi, nella prospettiva del giudizio divino che avverrà “per mezzo di un uomo che egli ha designato”. Il riferimento a Cristo è evidente, ma Paolo, almeno subito, non lo nomina. E gli Ateniesi lo ascoltano con attenzione.
Quando però porta come prova sicura la risurrezione dai morti di quest’uomo designato da Dio, alcuni con sarcasmo lo deridono, altri con disprezzo lo abbandonano dicendo :“Ti ascolteremo un’altra volta”.
L’Apostolo si vede allora costretto a chiudere il suo intervento. Abbandona Atene e si dirige a Corinto, dove cambia contenuto e metodo nella evangelizzazione dei pagani : non si affidera piu “a discorsi peìsuasivj di sapienza”, ma salo alla”marnfastazione dello-Spirito e della sua potenza”, ritenendo di “non sapere altro se non Gesù Cristo e questi Crocifisso”,come egli stesso scrive nella sua prima lettera ai Corinti (2, 4-5). E questo vale anche per noi.
Che dobbiamo annunziare anzitutto e soprattutto Cristo Crocifisso e Risorto in un contesto di forte e crescente scristianizzazione, il Card. Pironio ne era pienamente convinto, e lo faceva intendere nel suo ministero di maestro della fede e di formatore delle coscienze.
Non potrò dimenticare l’appassionata perorazione finale nel discorso rivolto all’ Assemblea del Fiac tenutasi a Vienna nel 1994: “Non possiamo restare impalati di fronte a un Dio che ci rende felici, ma dobbiamo andare nel mondo quotidianamente (con le sue situazioni nuove e con le nuove sfide), con il rinnovato ardore dello Spirito Santo per annunciare esplicitamente Gesù e costruire il suo Regno”.
Tutto il suo magistero era cristocentrico, come cristocentrica era la sua vita, la sua spiritualità, il suo ministero di professore e di pastore. E questa spiritualità cristocentrica, fondata sull’azione dello Spirito Santo del quale era devotissimo, cercava di trasmettere costantemente parlando ai sacerdoti, ai membri di speciale consacrazione e ai fedeli laici.
“Il cristiano laico — egli diceva — è prima di tutto una creatura nuova che è nata in Cristo dallo Spirito, Il suo cammino di santità (sulla quale non si stancava di insistere) è una crescita in Cristo ‘di novità in novità. La santità si realizzerà quando il cristiano avrà raggiunto la novità definitiva. In questo cammino è presente soprattutto Io Spirito Santo:
coloro che sono figli di Dio sono condotti dallo Spirito. E’ lo Spirito della libertà interiore, della preghiera filiale, della fortezza e della testimonianza, della verità e dell’amore. E’ lo Spirito che rinnova tutte le cose; è lo Spirito che opera l’unità interiore” .

Mi pare, questo suo canto allo Spirito Santo, un toccante e impegnativo commento al brano odierno del Vangelo, nel quale Gesù ci ha fatto riascoltare la più grande promessa pasquale fatta agli Apostoli nel Cenacolo, il primo Giovedì Santo: la promessa dello Spirito Santo, del Paraclito, del Consolatore, Spirito di verità, che ci guida alla verità tutta intera, Spirito di comunione e di missione.
Il Card. Pironio era un innamorato della comunione e un appassionato della missione ecclesiale, perché culturalmente e spiritualmente compreso del mistero della Chiesa, mistero di comunione e di missione, nel quale tutti siamo inseriti e del quale tutti voleva che prendessero coscienza.
“La comunione — disse a Vienna - è l’inizio e il termine, il centro e il cuore della nuova evangelizzazione”, perché - e qui citava Giovanni Paolo Il - “è un grande dono dello Spirito Santo”, il vero “Protagonista della missione”. La comunione “vive e cresce nella misura in cui si vive in ‘Cristo Gesù’ e nello “Spirito Santo”.
Per quanto riguarda l’Azione Cattolica, che egli ha “ amato molto” come ha scritto nel Testamento, egli aggiunse in quella occasione che “ questa chiamata alla comunione ecclesiale e questo mandato missionario (nel cuore del mondo, luogo teologico della santificazione e della missione laicale), hanno una valenza particolare”. E ne indicava le diverse istanze e connotazioni: l’intensificazione della “vita spirituale” nell’intima comunione con la Trinità , la “comunione perfetta con la Chiesa universale che Pietro presiede”, la partecipazione attiva “ai piani pastorali delle Diocesi in comunione organica con i Pastori”, l’inserimento profondo “nei nuovi areòpaghi dove la Chiesa è chiamata a proclamare il Vangelo con il nuovo ardore dello Spirito Santo”.
“La forza dell’ Azione cattotca — concKdCva - è stata sempre la sua unione con la Gerarchia e la sua fedeltà alla preghiera e alla vita sacramentale. Vivere la novità cristiana del Battesimo nella partecipazione attiva all’Eucaristia, lasciarci purificare dalla grazia rinnovatrice della RiconciliaziOne e rinnovare ogni giorno la forza sempre attiva della Cresima”.
E’ un messaggio perenne, che l’Azione Cattolica dovrà sempre e ovunque ricordare e mettere in pratica, se vuole crescere, come tutti desideriamo e auspichiamo e come è nelle finalità del Fiac, in qualità apostolica e in espansione geografica, seguendo le orme dei Santi e delle Sante, dei Beati e delle Beate, dei Venerabili e delle Venerabili, dei Servi e delle Serve di Dio, che nell’Azione Cattolica o a servizio dell’Azione Cattolica ci hanno preceduti nel cammino della santità alla sequela di Gesù sulla via delle Beatitudinì sorretti dall’aiuto materno di Maria, da Giovanni Paolo Il invocata come Regina dell’Azione Cattolica.
Anche in questo il Card. Pironio ci ha dato e lasciato l’esempio. Innamorato di Cristo e della Chiesa, non poteva non essere innamorato anche di Maria, madre di Cristo e della Chiesa, A lei egli amava chiedere, e lo chiediamo con lui anche noi in questa celebrazione eucaristica in sua memoria, che “ci accompagni sempre con la gioiosa disponibilità dei discepoli, con l’ardore dei testimoni, con la serena forza dei martiri”.

V ASSEMBLEA ORDINARIA- Roma, 27 aprile/4 maggio 2008
PER LA VITA DEL MONDO (Gv 6,51) Laici di Azione Cattolica a 20 anni dalla Christifideles Laici!"