Il cristiano, un testimone di speranza
Card. Stanisław RYLKO - Presidente Pontificio Consiglio per i Laici
Celebrazione eucaristica di apertura (Roma, 27 aprile 2008 )

1. Saluto cordialmente, anche a nome del Pontificio Consiglio per i Laici, i partecipanti alla V Assemblea ordinaria del Forum Internazionale di Azione Cattolica. E in modo speciale la dottoressa Paola Bignardi, presidente del FIAC, e il nuovo Assistente ecclesiastico, Sua Eccellenza monsignor Domenico Sigalini, che ringrazio per aver accettato l’incarico, porgendogli i miei auguri più sentiti per la missione che lo attende. Sono molto lieto dell’invito a presiedere questa Eucaristia che inaugura i vostri lavori, perché mi offre la possibilità di riconfermare il ruolo peculiare dell’Azione Cattolica nel contesto della “nuova stagione aggregativa” del laicato che sta vivendo la Chiesa.
“Laici di Azione Cattolica a 20 anni dalla Christifideles laici” è il tema di questa assemblea che si svolge nel ventesimo anniversario dell’esortazione apostolica del servo di Dio Giovanni Paolo II, definita a ragione la magna charta del laicato cattolico. Frutto del Sinodo dei Vescovi del 1987 sulla vocazione e missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo, il documento raccoglie esperienze ricche e variegate dell’apostolato dei laici nel dopo-Concilio, segnando al contempo – come importante pietra miliare – l’inizio di una nuova tappa del loro cammino. A vent’anni dalla sua pubblicazione, si può ben affermare che il suo slancio e la sua forza profetica non si sono affatto esauriti. La Christifideles laici continua a essere una bussola sicura per la formazione e l’impegno dei laici. Lo conferma l’esperienza dell’Azione Cattolica che fin da subito ne ha fatto il manuale base, un vademecum, per i suoi soci. Mi congratulo, dunque, con voi per aver voluto commemorare questa ricorrenza anche mediante un atto pubblico previsto dal programma. Sono sicuro che la rilettura della Christifideles laici che farete in questi giorni, nel quadro delle nuove sfide che la missione evangelizzatrice della Chiesa incontra nella nostra epoca, porterà molto frutto nella vita dei laici dell’Azione Cattolica.

2. Un altro punto forte dei lavori dell’assemblea sarà lo sguardo approfondito sulla vita dell’Azione Cattolica dopo l’indimenticabile Congresso del 2004 che culminò nell’incontro, nel Santuario della Santa Casa di Loreto, con il servo di Dio Giovanni Paolo II. In attesa dell’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI, ansiosi di ascoltare il suo messaggio all’Azione Cattolica, ricordiamo le tre consegne che papa Wojtyła vi lasciò proprio a Loreto: la contemplazione, cioè il cammino verso la santità; la comunione, cioè la spiritualità dell’unità con i pastori della Chiesa, con i fratelli nella fede e con le altre aggregazioni ecclesiali; la missione, cioè l’impegno a portare il Vangelo in tutti gli areopaghi del mondo contemporaneo (cfr Angelus, “L’Osservatore Romano”, 6-7 settembre 2004). E ricordiamo le sue parole d’incoraggiamento e di speranza: «Coraggio, Azione Cattolica! Il Signore guidi il tuo cammino di rinnovamento! [...] La Chiesa ti guarda con fiducia; il Papa ti saluta, ti sostiene e ti benedice di cuore» (Omelia, “L’Osservatore Romano”, 6-7 settembre 2004). Parole davvero preziose di cui l’Azione Cattolica deve far tesoro: un serbatoio di speranza per il suo presente e il suo avvenire non solo in Italia, ma nel mondo intero.

3. Vorrei qui riallacciarmi alla liturgia della parola di questa VI Domenica di Pasqua che ci prepara alla Pentecoste. Nel passo del Vangelo Cristo dice ai suoi discepoli: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,16-17). Lo Spirito Consolatore è lo Spirito di speranza che anima la vita della Chiesa e la vita di ogni discepolo di Cristo. Il cristiano è un uomo di speranza, di quella “grande speranza”, di cui parla papa Benedetto XVI. E nella seconda lettura san Pietro ci sollecita tutti: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3, 15). Ecco qual è la missione dei cristiani nel mondo: essere testimoni credibili della speranza. Ecco un grande compito per l’Azione Cattolica: essere per moltitudini di laici del nostro tempo scuola di speranza, della “grande speranza”...

4. Il mondo postmoderno è un mondo “liquido” (Z. Bauman), privo di certezze e di punti fermi, segnato da uno spaventoso vuoto di valori, da una vera e propria “dittatura del relativismo” e da una “strana dimenticanza di Dio” (Benedetto XVI). Un mondo dove dilagano nichilismo e “cultura della morte” e nel quale sempre più viene meno la speranza. Il crescente numero dei suicidi soprattutto tra i giovani è un grido che reclama ragioni per cui valga la pena vivere e che non sono riconducibili al benessere materiale, alle illusorie menzogne di ideologie vecchie e nuove, al mito del progresso scientifico, del potere, del denaro, del successo... Per dare senso pieno alla propria esistenza l’uomo ha bisogno di speranza: la speranza che non delude mai, neppure nelle situazioni più drammatiche, la speranza che getta luce sul suo destino trascendente e definitivo.
Nell’enciclica Spe salvi Benedetto XVI ha voluto toccare proprio questo punto nevralgico dell’esistenza umana. Scrive il Papa, andando subito all’essenziale: «L’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza» (n. 23). Non di un dio qualunque, ma di quel Dio che si è manifestato visibilmente nella persona di Gesù Cristo. È Dio la “grande speranza” dell’uomo. L’attuale crisi della fede non è altro che una crisi di speranza. «Chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita» (n. 27). La speranza nasce dall’incontro con Cristo. Perciò il Papa ribadisce con forza: «Non è la scienza che redime l’uomo. L’uomo viene redento mediante l’amore [...] L’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 8, 38-39)» (n. 26). Questa speranza è tutt’altro che individualismo e ripiegamento su di sé. La speranza cristiana ha una forte dimensione comunitaria. Dev’essere testimoniata e condivisa, perché Dio ci salva come popolo, cioè come Chiesa. Di qui l’importanza, nel nostro mondo, di autentici e credibili testimoni della speranza. Dalla loro speranza scaturisce speranza per chi vive nel buio e nello smarrimento. Scrive ancora il Papa: «Questo loro agire e vivere è di fatto una “prova” che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza» (n. 8). Questi testimoni della speranza danno agli altri il coraggio di scommettere tutto su Dio. Ecco, dunque, che cosa vuole dire essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3, 15).
Con l’augurio che questa assemblea sia per ciascuno di voi occasione di vera crescita nella speranza, affido il vostro lavoro alla speciale intercessione di Maria, Madre della Speranza, perché Madre di Cristo che è la “grande speranza” del mondo.


V ASSEMBLEA ORDINARIA- Roma, 27 aprile/4 maggio 2008
PER LA VITA DEL MONDO (Gv 6,51) Laici di Azione Cattolica a 20 anni dalla Christifideles Laici!"