(Radio Vaticana, 14.02.2009)
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Nel 150.mo anniversario della sua evangelizzazione la Chiesa di Taiwan invita la comunità cattolica a guardare all'esempio di San Paolo. "Dobbiamo abbandonare la riva dove stiamo pescando in pace - affermano i vescovi dell'isola, citati da AsiaNews - e coraggiosamente portare le nostre barche verso le grandi onde imprevedibili, dove il mare è profondo, e gettare le nostre reti". Nella lettera pastorale per il nuovo anno i presuli taiwanesi guardano anche con preoccupazione alle "inquietudini sociali" del Paese. I casi di corruzione, la litigiosità della classe politica e la crisi economica globale "hanno reso più profonda la miseria e la delusione del popolo". Davanti a questa situazione affermano che "la riconciliazione con Dio, con la natura e tra le persone è il cammino che si deve percorrere". Nella missiva si prende atto anche della crisi delle vocazioni e "del bisogno di consolazione" espresso dalla società, che richiedono al clero di assecondare l'impegno e la disponibilità dei laici: " La Chiesa cattolica a Taiwan tende ad avere un'eccessiva dipendenza dalla gerarchia, dai preti e dalle suore. Ora è tempo che i laici emergano e offrano le loro personali competenze per servire la Chiesa". Secondo i presuli l'impegno deve quindi esprimersi su diversi fronti. In primo luogo "entrare nel mondo di oggi, essere familiari con le gioie e le speranze della presente generazione, con le sue ansietà e preoccupazioni". Per questo è necessario "essere creativi nel lavoro di evangelizzazione". "I responsabili della Chiesa - affermano ancora i vescovi - non dovrebbero sottovalutare le suggestioni che giungono dai laici, ma accettarle, e usare i loro talenti per renderli partecipi nelle decisioni della Chiesa".
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