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Roma, 26 aprile 2003
Cari Fratelli e Sorelle, rappresentanti dell'Azione Cattolica in Polonia!
Il mio cordiale benvenuto a tutti voi. Saluto l'Assistente Ecclesiastico Mons. Piotr Jarecki, il Presidente e gli altri membri della Presidenza. Siete giunti alle tombe degli Apostoli, per rendere grazie a Dio per i frutti dell'attività dell'Azione Cattolica in Polonia, dopo la sua rinascita che risale a dieci anni fa. Benché sia un periodo di tempo non lungo, c'è di che ringraziare. So che l'Azione Cattolica in Polonia possiede ormai una completa struttura organizzativa, che comprende la moltitudine dei laici che servono la Chiesa con dedizione, ritrovando i propri carismi e i campi dell'impegno personale nell'opera di evangelizzazione. Dieci anni addietro chiesi ai Vescovi polacchi di adoperarsi per il ripristino nella Chiesa di questa forma di apostolato dei laici. Oggi posso dire che hanno realizzato tale compito, e voi e tutti i membri dell'Azione Cattolica siete una magnifico dono per tutta la comunità del Popolo di Dio. Come si sa, l'Azione Cattolica nacque dai movimenti del rinnovamento religioso, che nella seconda metà del XIX secolo, si svilupparono in numerosi ambienti di laici cattolici. Più tardi, ai tempi di papa Pio XI, l'Azione Cattolica divenne una forma attiva di partecipazione dei laici all'apostolato gerarchico della Chiesa. Le parole di San Paolo: "instaurare omnia in Christo" - rinnovare tutto in Cristo (cfr Ef 1,10), divennero il suo programma. Grazie ad una perseverante realizzazione di questo programma di rinnovamento della realtà della Chiesa e del mondo "per Cristo, con Cristo e in Cristo", l'Azione Cattolica divenne una scuola di formazione dei laici che preparava a fronteggiare coraggiosamente la secolarizzazione, che stava dilagando sempre più fortemente nel XX secolo. Mi richiamo a questi fatti storici, per indicare una certa analogia tra quegli inizi e gli inizi della rinata Azione Cattolica in Polonia. Come allora, così anche ora alle sorgenti della sua esistenza e del suo operare c'è un profondo desiderio dei fedeli laici di partecipare attivamente con i Vescovi e con i presbiteri alla loro responsabilità per la vita della Chiesa e per l'annuncio della Buona Novella. Non è neppure mutato il fine e il programma spirituale dell'attività: rinnovare se stessi, il proprio ambiente, la comunità dei credenti, e infine il mondo intero in base all'amore e alla potenza di Cristo. Infine, questi due inizi sono uniti dalla stessa sfida che comporta la secolarizzazione dei vari settori della vita sociale. Come testimoni del Vangelo, accogliete tale sfida in tutti gli ambienti: nella famiglia, nel luogo di lavoro, nella scuola o nell'università. Accoglietela, consapevoli che "i laici derivano il dovere e il diritto all'apostolato dalla loro stessa unione con Cristo Capo. Infatti, inseriti nel Corpo Mistico di Cristo per mezzo del Battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della Cresima, sono deputati dal Signore stesso all'apostolato" (Apostolicam actuositatem, 3). Dovere e diritto. Proprio così: avete il dovere e il diritto di portare il Vangelo, di testimoniare la sua attualità per l'uomo contemporaneo e di accendere la fede in coloro che si allontanano da Dio. Se la Chiesa riconosce il vostro diritto, se vi sostiene nell'attuarlo, vi ricorda al tempo stesso che questo è il vostro dovere. E ve lo ricordo anch'io, richiamandomi al battesimo, nel quale grazie alla giustificazione siete diventati apostoli della giustizia, e alla cresima, nella quale lo Spirito Santo vi ha resi capaci di compiere la funzione profetica nella Chiesa. Bisogna tuttavia che ricordiate che tale dovere, tale alto compito lo potete adempiere solamente poggiandovi su Cristo. L'azione Cattolica non si può limitare soltanto ad agire nella dimensione sociale della Chiesa. Se essa deve essere la scuola, la comunità della formazione dei laici pronti a trasformare il mondo in base al Vangelo, deve formare la sua propria spiritualità. E se deve trasformare la realtà basandosi su Cristo, tale spiritualità dovrebbe fondarsi sulla contemplazione del Suo volto. Come ho scritto nella Lettera Novo millennio ineunte, "La nostra testimonianza sarebbe, tuttavia, insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplativi del suo volto" (n° 16). "Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell'uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti. (...) Possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza "che non delude" (Rm 5, 5)" (Novo millennio ineunte, 58). Perché camminiate su questa via, la via della contemplazione del volto di Cristo, la via della formazione della spiritualità dell'Azione Cattolica in base a questa contemplazione, la via dell'apostolato e della testimonianza, vi benedico di cuore.
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