Concistoro per la creazione dei nuovi Cardinali e Celebrazione Eucaristica con i nuovi Cardinali
24-25 novembre 2012
 


RADIO VATICANA 25.11

Il neocardinale filippino Luis Antonio Tagle: portare al mondo l'ottimismo che viene dalla fede in Dio

◊ I sei nuovi porporati provengono da tre continenti: America, Africa ed Asia. Tra di essi c'è l'arcivescovo filippino di Manila, Luis Antonio Tagle. Philippa Hitchen lo ha intervistato:

R. - I would like to thank...
Vorrei ringraziare il Santo Padre per la sua fede e fiducia non solo nei miei confronti, ma nei confronti della Chiesa di Manila e della Chiesa nelle Filippine. Prendo tutto questo non solo come un dono, ma anche come una chiamata affinché la Chiesa filippina prenda sul serio la nostra missione, specialmente in Asia. Oggi, specialmente attraverso i nostri immigrati filippini in tutto il mondo, la fede cristiana è presente e si diffonde dappertutto. Quindi, forse, questo è tempo per noi per ringraziare il Signore ed anche tempo per prendere seriamente la nostra missione.

D. - Tornando nelle Filippine cosa spera di riportare?
R. - To the people of the Philippines...
Al popolo filippino, come anche agli altri popoli in Asia, io vorrei portare molto ottimismo e speranza. Ho sentito diverse volte la paura di alcune Chiese, abituate ad essere maggioranza: paura per la diminuzione dei fedeli e forse anche per il calo di una certa influenza. Io le ho ascoltate e ho detto loro che questa è stata la storia della Chiesa negli ultimi 2000 anni! Non vi spaventate! Vivete tutto con la fiducia che il Signore è sempre con voi e che lo Spirito Santo continua a soffiare nonostante noi stessi e molte volte grazie anche a noi stessi. Alla mia gente dirò che forse verrà un tempo in cui potremo condividere la nostra esperienza con altre Chiese che hanno paura o che non sono abituate ad essere una minoranza e potremo condividere con loro la gioia che abbiamo ed anche quel modo eroico in cui tante persone qui trasmettono e testimoniano la loro fede.

RADIO VATICANA 24.11

Il neocardinale Onaiyekan: rispondere alle violenze anticristiane con l'amore e la ragione

◊ Tra i neocardinali c'è anche l'arcivescovo nigeriano di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan. Il collega Moses Amungole gli ha chiesto cosa significhi per lui questo importante incarico:
R. - Obviously, I feel a sense of responsibility; I also consider it an honour ...
Chiaramente, implica per me una ancor maggiore responsabilità. Per il mio Paese, la Nigeria, lo considero un grande onore. E' una buona notizia per il Paese: cristiani e musulmani saranno contenti, ora che hanno un altro cardinale! Credo che questo sia un bene.

D. - Lei ha fatto il possibile per trovare una soluzione ai conflitti che colpiscono il suo Paese, in particolare a causa degli integralisti islamici di Boko Haram. Questa nomina le offrirà una possibilità in più?
R. - Well, let me put it this way: ...
Diciamola così: i miei sforzi in realtà non sono rivolti sostanzialmente a risolvere il problema di Boko Haram, quanto piuttosto a cercare di conservare tra i nigeriani il senso della famiglia e dell'unità, affinché non permettano nemmeno a Boko Haram di distruggere questo valore. Io credo che sia possibile isolare quei pochi che chiaramente rappresentano un'anomalia, perché i musulmani nigeriani non sono i Boko Haram. Boko Haram è composto da poche persone, mentre la grande maggioranza di musulmani con cui abbiamo a che fare ogni giorno non coltiva le stesse idee. Quindi, noi continuiamo, come cristiani convinti della nostra fede, ad annunciare il Vangelo agli altri, riconoscendo pur sempre che ci sono altre persone che hanno la loro fede che desiderano sia rispettata e con le quali possiamo collaborare, perché abbiamo molte cose in comune: a prescindere dai valori spirituali che cristiani e musulmani condividono, c'è il fatto che siamo cittadini dello stesso Paese e dobbiamo affrontare gli stessi problemi, le stesse sfide. Per questo, dovremmo unire i nostri sforzi, anche intellettuali, per risolvere questi problemi. Così non saremo avversari e nemmeno concorrenti, ma alleati. Sono sicuro che così facendo, daremo impulso al Vangelo.

D. - Il conflitto si è esteso anche al Kenya: i cristiani potrebbero dire di essere stanchi di porgere ancora l'altra guancia ...
R. - Well, talking of cheeks ... We cannot rewrite to the Gospel, but ...
Parlando di guance ... Non possiamo riscrivere il Vangelo, e allo stesso tempo dobbiamo leggerlo con realismo e ricordare sempre alla nostra gente che Gesù che ci ha chiesto di porgere l'altra guancia, a sua volta ricevette uno schiaffo, ma invece di porgere l'altra guancia, chiese: "Se ho detto qualcosa di sbagliato, dimmelo. Altrimenti, perché mi hai schiaffeggiato?". Da questo episodio io ho imparato la mia lezione, ed è questa: se qualcuno ci maltratta, la risposta giusta non è quella di rispondere allo stesso modo, ma di chiedere: "Perché lo stai facendo?", opponendo al male la forza dell'amore e della ragione. Perché questo è esattamente quello che ha fatto Gesù. Coloro che dicono di essersi stancati di porgere l'altra guancia e che quindi risponderanno alla violenza con la violenza, hanno perso di vista il filo rosso della fede cristiana. Nel momento in cui un cristiano dice: "Sono stanco di perdonare", non è più un cristiano. E io credo che sia giusta questa affermazione: infatti, nel nostro Paese siamo stati schiaffeggiati molte volte, ma sappiamo anche che restituire lo schiaffo non risolverà il problema. Soprattutto quando non sai chi stai schiaffeggiando!

Una bomba esplode davanti alla tua chiesa e i giovani vanno ad incendiare le case dei musulmani, che non hanno nulla a che fare con quella bomba! Quindi, colpiremo persone innocenti, perché noi siamo stati colpiti ed eravamo innocenti ... Questo certamente non è cristiano, per non parlare del fatto che non è nemmeno un modo umano di affrontare le situazioni. Per questo, il mio suggerimento alle persone che in Kenya si trovano a subire questo genere di attacchi terroristici è di prendersi per mano, con la comunità musulmana, perché questa stessa comunità musulmana è vittima di quegli attacchi terroristici.

Fate in modo che i cristiani si prendano per mano con i musulmani per affrontare questi criminali. Loro possono chiamarsi in qualunque modo, Boko Haram o altro, e anche se rivendicassero di uccidere nel nome di Dio, noi che crediamo in Dio, che sappiamo chi è Dio, sappiamo che stanno mentendo. Se faremo questo, vi dico che questa gente non avrà terreno su cui proliferare. Questo, ovviamente, non esime il governo dal fare il suo dovere, che è quello di garantire la sicurezza dei cittadini. Questo aspetto rientra in una pura questione di sicurezza, e non ci sono alternative. Il governo deve intervenire con la polizia, con l'intelligence per affrontare questo gruppo.